vitigni
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Mainìn Altius

CORTESE

Citato per la prima volta in una lettera scritta dal fattore del Marchese Doria nel 1659, il cortese - “corteis” nella forma dialettale - è un vitigno autoctono a bacca bianca coltivato soprattutto nella parte meridionale della provincia di Alessandria, da Ovada ai Colli Tortonesi, ed in particolare nella zona di Gavi, dove vanta una grande tradizione e raggiunge i più alti livelli qualitativi.

Nel 1870 Demaria e Leardi, primi studiosi ad occuparsene scientificamente, descrivono il cortese come un vitigno robusto e fecondo, reso pregevole dalla “bontà e squisitezza del suo prodotto”, che “ama esposizioni soleggiate e di mezzogiorno, […] e prospera sia in terreni calcarei, sia in argillosi e misti”. Inoltre, sulla scorta del lavoro svolto da Louis Oudard, enologo del conte di Cavour a Grinzane, evidenziano le grandi potenzialità del cortese come uva adatta alla spumantizzazione.

La fortuna del cortese, date queste premesse, ebbe inizio in breve tempo e nel 1876 il marchese Cambiaso, poi seguito dalle famiglie Raggio, Serra, Sertorio e Spinola, decise di realizzare nei suoi possedimenti a Gavi i primi impianti specializzati. Da quel momento la sua coltivazione si diffuse notevolmente, anche grazie ad un ulteriore impulso nei primi anni del Novecento dovuto ai numerosi reimpianti di vigneto seguiti alla devastazione della fillossera.

Nel tempo il cortese ha dimostrato di saper esprimere vini di ottima qualità, con spiccata eleganza ed equilibrio. E non solo in versioni fresche e giovani di grande piacevolezza, ma anche attraverso un prolungato affinamento in bottiglia, in certi casi anche per un decennio o più, che impreziosisce il vino con grande carattere e complessità.

Nel 1974 il “Gavi” o “Cortese di Gavi”, da uve cortese in purezza, diventa vino a denominazione di origine controllata, e nel 1998 arriva anche il conferimento della DOCG.



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Sandrino, Nero del Montone

BARBERA

Prima dell’avvento massiccio del cortese verso la fine dell’Ottocento, l’area di Gavi era coltivata soprattutto con vitigni a bacca rossa, in particolare barbera e dolcetto.

Il barbera è un vitigno autoctono piemontese, di grande tradizione e originario con tutta probabilità del Monferrato. I primi documenti che ne riportano il nome sono del XVI secolo, ma si suppone che la cosiddetta uva “Grisa”, citata già nel 1304 da Pier de’ Crescenzi nel suo Liber Ruralium Commodorum (il più celebre trattato di agronomia ed enologia del medioevo), possa essere proprio barbera, detta “grigia” poiché nell’ultima fase di maturazione si copre di pruina, assumendo un caratteristico colore metallico.

Oggi particolarmente diffuso nelle province di Asti, Alessandria e Cuneo, il vitigno barbera dà luogo a vini di grande eleganza, che sanno unire una notevole complessità olfattiva (dagli aromi vinosi e fruttati a quelli eterei e speziati nelle versioni da invecchiamento elevate in legno) ad un’ottima struttura, sapidità e persistenza. Il tutto in un complesso di impareggiabile piacevolezza grazie alla buona acidità del vitigno, che dona al vino la sua caratteristica freschezza.

Nella zona di Gavi, già nobilitata dal conferimento della DOCG per il cortese, la barbera rientra nella Denominazione di Origine Controllata “Monferrato”, che comprende alcune aree delle province di Alessandria e Asti e prevede la produzione di vini da uve barbera, anche in purezza, sia rossi, sia chiaretti (vini rosati dal caratteristico color cerasuolo).